I Briganti


Di libri sui banditi e i briganti della Campagna romana, e più in generale del Lazio, ne sono stati pubblicati decine, forse centinaia. Oltre a numerose ricostruzioni storiche, si trovano molti racconti, ma anche ballate ed opere in versi, eterogenea espressione di una vastissima letteratura popolare dedicata ai leggendari galantuomini della macchia.

Sul brigantaggio esiste inoltre una ricca e vivace iconografia. A lungo gli storici hanno discusso sul termine da usare per descrivere il fenomeno: banditismo o brigantaggio? Le conclusioni non sono state unanimi.

Alla fine del 700, quando con la conquista napoleonica e poi ancora nel 1861, con l’annessione al nuovo Regno d’Italia, nasce il fenomeno del brigantaggio. E’ proprio il basso Lazio, che più di tutte le altre zone, da filo da torcere al giovane Stato italiano, che aveva la sua capitale a Torino.

Le truppe francesi al servizio del Papa e i gendarmi dello stesso, nonostante il loro impegno formale di neutralità, chiudevano volentieri un occhio sul movimento dei briganti, che invece si battevano per la restaurazione del regno del Sud. L’altro occhio era chiuso sul gran traffico d’armi che vi era, a loro favore, in Ciociaria, arrivando al punto di fingere di sequestrare le casse sospette, anche se poi la merce arrivava ugualmente, anche se con un breve ritardo, al destinatario.

Tale fenomeno vede come scenario di sanguinose battaglie, tra i fedeli della monarchia Borbonica ed esercito italiano, soprattutto i monti, dove i briganti erano solito rifugiarsi.

Spiccano allora personaggi come “Mammone”( Gaetano Coletta 1756-1802), detto “Il Sanguinario”, di Sora; “Frà Diavolo” (Michele Pezza 1771-1806), d’Itri e più tardi “Chiavone”(Luigi Alonzi 1823) di Sora,  ”Moliterno” (Angelo Ricci) di Cassino, uno degli uomini di Mammone, Andreozzi (Pastena) ed altri, comprese le brigantesse, come Michelina De Cesare (e il suo uomo Francesco Guerra di Mignano) alle quali spesso era affidato il compito di boia e che risultavano a volte, nonostante la loro bellezza, più sanguinarie e feroci dei loro compagni uomini.

I briganti avevano un loro abbigliamento tipico. Portavano un cappello a cono alto, con le tese strette e cinto da nastri multicolori; indossavano giacche, gilet e pantaloni di velluto ornati da bottoni d'argento; ai piedi calzavano le immancabili ciocie. Avevano inoltre i capelli lunghi e numerosi orecchini ed anelli d'oro. L'acconciatura "da brigante" era l'ultimo grido in fatto di moda, e i giovani amavano sostare nelle piazze indossando "cappello a pan di zucchero con coppola alta, ornamento di colorati lacci e crini intrecciati in replicati giri con fiocchetti dei medesimi, le zazzere di lunghi capelli vicino le orecchie ed anche una certa allacciatura a fascia con gli spaghi delle cioce nello streto del piede sopra il malleolo".

 Marco Sciarra il Sannita, soprannominato il re della Campania e destinato ben presto a divenire, nell’ultimo ventennio del secolo, un gravissimo pericolo per la Vai Comino ed il Sorano. Costui aveva con sé un piccolo esercito di seicento briganti, a piedi e a cavallo, e con questo terrorizzava non solo l’Abruzzo, ma anche la Puglia e le Marche. Presso di lui affluivano i malcontenti, i perseguitati e gli affamati ed aveva fama di spogliare i ricchi e di distribuire ai poveri. Già controllava una vasta zona fra Vasto e Lucera e si diceva aveva intenzione di assalire la stessa Napoli e inutilmente contro di lui operavano 4.000 cavalieri e fanti comandati da Carlo Spinelli.

Nel gennaio 1799, sotto la guida del brigante Gaetano Mammone, Sora e Isola insorsero, scacciando gli invasori. Mammone, un molinaro sorano, di famiglia originaria d’Alatri, capo di una numerosa banda, è stato descritto da autori stranieri e italiani, fra i quali Vincenzo Cuoco e Benedetto Croce, come un personaggio feroce e sanguinano, al quale si attribuivano persino abitudini antropofaghe.

Lo stesso uomo era definito dal Re Ferdinando e da sua moglie come “nostro buon amico e generale, il vero sostegno del Trono” e proprio dal Re fu insignito di decorazioni. L’occupazione di Mammone si estese sino a Sangermano (odierna Cassino),

Certamente, se l’azione di Gaetano Mammone e della sua banda fu efficace verso i Francesi, questo si deve soprattutto al fatto che i briganti erano sostanzialmente appoggiati dal popolo e si atteggiavano spesso, anche se impropriamente, a difensori dei poveri di fronte alle prepotenze della classe agiata.

Gaetano Mammone però continuava a spadroneggiare nella media valle del Liri ed i Sorani, non sopportando più la terribile situazione in cui si trovavano, lo denunciarono al Re. Mammone fu allora catturato e imprigionato e morì nel carcere della Vicaria di Napoli nel gennaio 1802.

Nel 1800, Napoleone scese in Italia per la seconda volta. Dopo aver sconfitto gli Austriaci, affidò il compito di invadere il Regno Borbonico al maresciallo Massena. Nuovamente allora le popolazioni si prepararono alla resistenza e i briganti si riorganizzarono.

In Terra di Lavoro, in quel periodo, sempre nelle zone di confine, spadroneggiava un altro famoso bandito, Michele Pezza, nato ad Itri e soprannominato “Fra’ Diavolo”, per la capacità di sfuggire, attraverso continue avventure, alle accanite ricerche delle Autorità, che su di lui avevano stabilito una taglia. Considerato dal popolino come un capo audace e valoroso, con i suoi numerosi accoliti assaliva soldati, isolati o in piccoli gruppi, i corrieri e i viaggiatori, sempre uccidendo spietatamente le sue vittime e interrompendo, di fatto, il “cammino” tra Roma e Napoli.

 Aldilà della frontiera pontificia, nei primi anni della Restaurazione, si verificò una clamorosa ripresa del brigantaggio. Nel 1817 la banda del prossedano Giuseppe De Cesaris sequestrò il Principe Petralla di Napoli e tentò di sequestrare Luciano Bonaparte nella sua villa.

Nel 1821 la banda d’Alessandro Massaroni di Vallecorsa catturò tutti i membri del Seminario di Terracina, mentre briganti ciociari assaltarono due paesi in Sabina. Nello stesso anno e in quello successivo, la banda d’Antonio Gasbarrone di Sonnino catturò prima sei religiosi camaldolesi a Frascati e poi un colonnello austriaco, il Conte di Condenhaven, mentre era in viaggio per Napoli. Nel periodo in cui si completava l’unità d’Italia, in diverse regioni del vecchio Regno del Sud, si organizzò, a favore del deposto re Francesco Il, un’aspra resistenza, che almeno in parte era alimentata dai briganti.

Nella media Valle del Liri, il sorano Luigi Alonzi, soprannominato “Chiavone”, ex guardia-boschi nato il 19 giugno 1825 in contrada Selva, si pose a capo di una banda di guerriglieri, che in alcuni momenti giunse ad avere oltre mille adepti. Nel 1861 fu presa Gaeta, l’ultimo baluardo borbonico; l’anno seguente, il 28 giugno, l’Alonzi fu fucilato, presso la Certosa di Trisulti. La sua morte chiudeva nella zona un’intera epoca.

Ancora per alcuni anni vi furono gli ultimi colpi di coda del brigantaggio, con personaggi come Domenico Fuoco, anche lui ben accolto nei conventi di Casamari e di Scifelli, Guerra, Cedrone e Francesco Francesconi (nato a Sora nel 1841). Quest’ultimo ebbe una vita molto avventurosa. Fu dapprima militare nell’esercito borbonico, combattendo a Calatafimi contro i Garibaldini, poi entrò nella banda di Chiavone: nel 1870 partecipò alla difesa di Roma come soldato del Papa; dal 1873 al 1884 fu rinchiuso nel carcere di Pianosa per aver ferito con una pugnalata una guardia nazionale a Sora; infine, all’inizio del secolo, lo ritroviamo a Casamari come “guardiano” presso la grangia dell’Antera, di proprietà dei monaci.
 


Museo Demoetnoantropologico del Brigantaggio
Comune di Itri (Lt)

Il percorso espositivo intende far riflettere il visitatore sulla nascita e sulla fortuna, nazionale e locale, di un’etichetta. Mette in scena, grazie a scenografie concettuali e paesaggi storiografici, le interpretazioni del brigantaggio: sia quelle che lo hanno istituito come fenomeno specifico sia quelle che ne hanno rivisitato e dilatato il senso, contrapposta la valenza.

Museo dei Briganti
Località: Sonnino
via Fienile,
Frazione Capocroce

Aperto a Richiesta
Il museo documenta il fenomeno del brigantaggio, con particolare riferimento al personaggio del brigante Gasparone. Sono esposte stampe del Pinelli e gli editti dello stato Pontificio e del regno di Napoli contro i briganti.
 

Riferimenti

Le notizie riportate per le pagine relative ai Briganti, sono state desunte da varie fonti, in particolar modo vogliamo segnalare per la sua completezza il sito web www.viselli.it

 

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Michele Pezza detto "Fra Diavolo"
Pezza nasce ad Itri, paesino all'epoca facente parte del Regno di Napoli.... Per saperne di più

Alonzi Luigi alias "Chiavone"
Il personaggio è proposto non certo per i meriti acquisiti, ... Per saperne di più

Antonio Gasparoni
"Di statura alta, corporatura snella, viso ovale, bocca, mento e naso regolare, ... Per saperne di più

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